Se non hai mai sentito parlare del regista brasiliano Ricardo Laganaro, bisogna rimediare subito. Lavorando dietro le quinte per quasi 20 anni, Laganaro ha iniziato la sua carriera occupandosi di post-produzione per il cinema e i cartoon, prima di occuparsi della regia e della supervisione del 3D e degli effetti speciali in una delle più importanti case di produzione brasiliane.

Oggi, è conosciuto come l’uomo dietro al video musicale a 360 gradi più visto al mondo e come un pioniere della realtà virtuale in cinematografia.

“Non abbiamo avuto nulla di così rivoluzionario dall’invenzione della televisione,” afferma. “Questo è l’inizio di un formato del tutto nuovo.”

Quest’anno, Laganaro è uno dei dieci filmmaker provenienti da tutto il mondo che sono stati selezionati da Oculus Story Studio per creare un documentario utilizzando la realtà virtuale, che sarà presentato al Sundance Film Festival a gennaio. Ecco cosa ci ha raccontato a proposito dell’emozionante mondo della realtà virtuale e di cosa significa per il futuro dello storytelling.

Una storia ben costruita e con i giusti contenuti avrà sempre un grande impatto, indipendentemente dal media con cui viene trasmessa. Che cosa rende la realtà virtuale uno strumento così potente?

Grazie alla realtà virtuale, non staremo più a guardare il contenuto. Ci saremo dentro. È qualcosa di più simile al teletrasporto piuttosto che a uno schermo. Quando leggi un romanzo, se ti prende davvero, puoi sentirti come se fossi il protagonista della scena, come se fossi testimone di quel mondo o di quell’universo, ma si tratta più di un processo intellettuale che di realtà virtuale.

Puoi sentirti davvero dentro a un film mentre lo guardi, ma se il tuo telefono suona e tu lo guardi, la tua attenzione viene deviata verso altro. Ci sono moltissime occasioni di distrazione, e poi servirà del tempo per ritornare a sentirsi dentro la storia. Solo se sei davvero concentrato e molto preso dal contenuto potrai sperimentare una vera immersione.

Come funziona quel tipo di immersione con la realtà virtuale?

L’elemento che cambia tutto con la realtà virtuale è che si tratta di qualcosa di molto immediato, anche quando non si vorrebbe. Per esempio, se stai guardando un film horror creato con la realtà virtuale, cercherai continuamente di ripeterti “Non sono davvero lì, non sono davvero lì.” Ma quando ciò che ti dovrebbe spaventare è tutto ciò che puoi vedere, allora sì che ti spaventi davvero.

 

 

Non puoi scappare da questo; sei costretto ad essere lì. Si tratta di un processo più sensoriale che intellettuale. Con la realtà virtuale, non è necessario pensare per provare emozioni: ecco perché ha un impatto molto maggiore sullo spettatore ed ecco perché possiamo spingerci molto più in là quando creiamo contenuti per questa tecnologia.

Puoi farci un esempio di dove hai visto questo processo nel tuo lavoro?

Ho creato un film per il Museum of Tomorrow qui in Brasile, si intitola Cosmos. Mentre scrivevo lo script, ho immaginato una scena in cui lo spettatore si trovava dentro a un vulcano, circondato da pareti ricoperte di lava. Ma quando il mio team ha letto quella parte, l’ha trovata noiosa. Allora io ho detto loro che sarebbe stata noiosa se l’avessero vista su uno schermo. Ma se tu sei lì, davvero dentro al vulcano, allora tutto cambia. Quando quella parte fu pronta, quei 30 secondi di lava colante lungo le pareti si sono dimostrate una delle scene più potenti di tutto il film.

Con la diffusione della realtà virtuale, ti aspetti che l’entusiasmo per questa novità diminuirà?

I primi film realizzati erano molto semplici ma anche di grande impatto, perché per il pubblico erano qualcosa di nuovo. Le persone vedevano il treno filmato dai fratelli Lumière arrivare in stazione e si spaventavano; quello bastava. Ma quando il linguaggio cinematografico ha iniziato ad evolversi e i filmmaker hanno iniziato a creare narrazioni più complesse, le persone smisero di pensare alla tecnologia e iniziarono a concentrarsi sulla storia. Con la realtà virtuale succederà la stessa cosa.

L'arrivo del treno

Come ci possiamo avvicinare a quel momento?

Questo è il momento giusto, per storyteller e filmmaker, per capire davvero le potenzialità della realtà virtuale e creare storie che siano coinvolgenti per motivi che vanno al di là del fatto di essere create con la realtà virtuale. Se vogliamo che questa tecnologia diventi mainstream, dobbiamo dare alle persone esperienze che non possano vivere in nessun altro formato, e che facciano desiderare di averne sempre di più.

Quali sono gli ostacoli che oggi impediscono alla realtà virtuale di diventare mainstream?

Dal punto di vista tecnico, si tratta di una realtà ancora in fase di sviluppo. La risoluzione non è ancora così buona e l’audio, che è molto, molto importante per ottenere un’effetto di completa immersione, è ancora piuttosto indietro rispetto alla qualità delle immagini. Non abbiamo microfoni in grado di registrare suoni posizionali e binaurali. Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono ancora all’inizio, ma, mano a mano che migliorano, le persone comprendono sempre di più le potenzialità della realtà virtuale. Non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà quando verrà presentata la PlayStation VR negli Stati Uniti. Quello sarà il primo vero test per il futuro mainstream della realtà virtuale.

Questo perché per il pubblico, per la maggior parte di noi, fruire di questo tipo di contenuti è ancora troppo difficile. Le persone non hanno ancora la strumentazione necessaria per godere della vera realtà virtuale, e questo spiega il successo dei video a 360 gradi.

Che rapporto c’è tra i video a 360 gradi e la realtà virtuale?

Si tratta di diversi livelli di immersione. Siamo passati dal video su schermo in 2D, poi agli schermi più grandi (che hanno davvero cambiato i contenuti), poi al 3D, ai video a 360 gradi e alla realtà virtuale. Il livello di immersione sta aumentando costantemente. Si tratta di un nuovo formato molto coinvolgente, che probabilmente non durerà per sempre ma che, adesso, è uno strumento importante per abituare il pubblico a quel tipo di contenuti.

La tua prima esperienza con i video a 360 gradi è stata particolarmente fruttuosa. Come è nato il progetto e come si è sviluppato?

Quando Facebook ha lanciato il player per immagini a 360 gradi, abbiamo creato un video musicale per un cantante pop qui in Brasile. Prima della sua diffusione, abbiamo fatto una campagna di un mese, annunciando che avremmo diffuso un nuovo tipo di video musicale che avrebbe consentito di muovere lo smartphone o ruotare la testa per vedere il contenuto.

 

 

Abbiamo a tutti gli effetti insegnato alle persone come guardare un video a 360 gradi e, nei commenti, gli utenti ci ringraziavano per avergli insegnato un nuovo modo per utilizzare il loro cellulare. Quando abbiamo pubblicato il video, tutti sono impazziti e volevano vederlo, anche se era in un formato che non era loro familiare. La maggior parte dei fan non aveva mai sperimentato il video a 360 gradi, ma è stato comunque un grande successo. Tutti volevano vederlo perché si trattava di qualcosa di nuovo e diverso, ma anche di qualcosa che li poteva coinvolgere utilizzando uno strumento che loro già avevano a disposizione.

È diventato il video a 360 gradi più visto su Facebook. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Dopo il successo di quel video, ho avute molte conversazioni con i più grandi player sul mercato, che non avevano considerato i video a 360 gradi, focalizzandosi solo sulla realtà virtuale. Ma nessuno ha ancora gli strumenti necessari per fruirla e, nel frattempo, noi abbiamo creato qualcosa che è stato visto da 18 milioni di persone. È importante che ora il pubblico capisca che può utilizzare i suoi device in un modo nuovo.

Prevedi che in futuro la realtà virtuale sarà lo strumento principale per lo storytelling?

La realtà virtuale sarà uno dei metodi principali per fare storytelling, ma dobbiamo creare dei buoni contenuti perché questo avvenga. Non ci sarà soltanto un formato principale; le persone oggi fruiscono i contenuti da molti device diversi, ed è proprio questo il futuro. La realtà virtuale sarà uno di questi nuovi modi di fruire i contenuti, e quando le persone vedranno un film davvero bello creato con la realtà virtuale, quando vivranno un’esperienza che non è paragonabile a quella offerta da nessun altro formato, allora cambierà tutto.

 

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